Ajò sa Pibinca
NON MOLLARE MAI !

Appena sveglia stamattina accendo la tv e becco la rassegna stampa su Videolina...arrivano alla prima pagina dell'unione sarda e sento: gravissimo incidente in Uruguay, Dario Silva in coma. Lì per lì non ho pensato a qualcosa di così grave, ma per informarmi sui dettagli mi sono connessa a internet e ho letto della dinamica dell'incidente e del pericolo di vita. Mi si è aperto il cuore, ho subito chiamato mia nonna per informarla dell'accaduto. Lui, Sa Pibinca, il suo e mio idolo, così pazzo, così simpatico, così gentile...con il sorriso stampato sulle labbra. Così indisciplinato ma soprattutto indimenticato idolo di tutti i tifosi cagliaritani.
L'anno dello spareggio di Napoli mia nonna lo incontrò all'aereoporto di Cagliari, all'imbarco per Milano. Emozionata lo fermò per esprimergli tutto il bene che lei gli volesse , per dirgli di quanto fosse bello, fosse bravo e fosse simpatico ma soprattutto di quanto lo amasse ancora di piu' in quanto Dario è della stessa città in cui nacque suo padre (mio bisnonno), ovvero di Treinta y Tres, nato il suo stesso giorno e di quanto avesse una somilianza impressionante a lui. A quel punto Dario le fece un sorriso grande, si caricò tutte le sue valigie e gliele portò fino a quando arrivarono al bar di Linate dove le offrì il caffè per poi salire sul pulman con la squadra.
Questo fatto mia nonna me lo ricorda ogni tanto, con tutto l'amore possibile. Sentire al telegiornale delle 14 che perchè Dario potesse sopravvivere è stato necessario amputargli la gamba destra è stata una mazzata incredibile. Ma alla fine l'importante è che lui sia ancora vivo e che si riprenda presto con tutta la grinta e l'allegria che ha in corpo, e soprattutto che il destino gli riservi la miglior vita possibile, quella che si merita.
Cosa potevo trovare di meglio per inaugurare la sessione autunno 2006 di questo blog lasciato a marcire per un'estate intera? Niente! Ciò che ho trovato è perfetto!
Quella che segue è una sorta di ballo cantato, unu "dillu" come si chiama in sardo. Un ballo cantato abbastanza ironico dove suocera e genero se ne dicono di tutti i colori. Data la nostra familiarità con i frastimi la posto per me e per la mia amica Lisse, così a su mancu ti torna il sorriso per 5 minuti. Inoltre non potevo che compiere questo atto d'amore in questo giorno designato da noi come perfetto: diciassettesettembre. Tivubbì, ma intanto Bentornata Nenny!
"Frastimare, no isco a frastimare"
|
Generu: Ancu occana a balla sogra mia Ca no m’ha dadu sa fizza a colcare Su colbu cun s’astore ei s’istria Una missa li pottana cantare. Sorga: Ahi ischida tribulia Malannu chi t’assaccarrede Unu male chi t’ilbarrede In sa mezzus pitzinnia. Generu: Frastimare no isco a frastimare Ca Deu no m’ha dadu su talentu: Ancu si peset unu fogu tentu Chi no l’istudet s’abba e su mare. Sogra: Ahi su palattu si potat boltulare, E ponne’sa cobeltura a fundamentu Boltulare ti si potta’su palattu Sa rughe a denanti e tue fattu. Generu: Ischida’ Pissenta tronca Ca ti cantada Luciferru Sas cadenas de s’inferru Ancu ti prendan finzas a conca. Sogra: Ahi ancora, m’agatto ancora Pro dare penas a tie E si no mi poder biere Ambos ojos ti ch’ogas fora. |
Genero: Che uccidano a fucilate mia suocera Che non mi ha fatto andare a letto con sua figlia Il corvo col falco e il barbagianni Le possano cantare una messa. Suocera: Svegliati mia tribolazione Che un malanno ti assalga, Un male ti rompa la mandibola Nella piu’ tenera età. Genero: Non sono capace ad imprecare Perché Dio non m’ha dato questo talento: Si alzi un grande fuoco guidato dal vento Che non riesca a spegnerlo l’acqua del mare. Suocera: Che il tuo palazzo si possa rovesciare, E ti ritrovi il tetto come fondamenta! Rovesciare si possa il tuo palazzo La croce davanti e tu di seguito. Genero: Svegliati Vincenza civetta Per te canta Lucifero: Le catene dell’inferno Ti leghino fino alla testa. Suocera: Se ancora sono viva E’ solo per darti pena; E se non mi puoi vedere Cavati ti siano entrambi gli occhi. |